Perché i piani superiori sono più caldi? Comprendere il calore in base ai piani

In una casa a più piani o in un edificio collettivo, la differenza di temperatura tra il piano terra e i piani superiori può raggiungere diversi gradi durante il periodo estivo. Questa constatazione, banale in apparenza, si basa su meccanismi fisici e costruttivi che si accumulano, alcuni dei quali sono aggravati dalle recenti scelte di isolamento.

Stratificazione termica e effetto capacitivo dei materiali in alto

I concorrenti trattano ampiamente la convezione naturale (l’aria calda sale) e il irraggiamento solare sul tetto. Questi due fattori sono reali, ma spiegano solo una parte del problema. Un fenomeno meno frequentemente descritto gioca un ruolo determinante: l’inerzia termica dei materiali situati nella parte alta dell’edificio.

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Pavimenti in cemento, muri portanti, coperture in tegole o in ardesia accumulano le calorie solari durante il giorno. Di notte, questi materiali restituiscono questa energia per irraggiamento verso l’interno delle stanze. Gli ingegneri termici degli edifici confrontano questo funzionamento a quello di una spugna: l’edificio assorbe il calore e impiega diversi giorni a scaricarlo, anche quando la temperatura esterna scende.

Questo irraggiamento è percepibile indipendentemente dalla temperatura dell’aria ambiente. Si può climatizzare una camera sotto il tetto e continuare a sentire un forte caldo, perché le pareti e il pavimento irradiano ancora. Per comprendere il calore secondo i piani, è quindi necessario distinguere la temperatura dell’aria dalla temperatura percepita, che dipende ampiamente dall’irraggiamento delle superfici circostanti.

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Scala interna di una casa di città francese che mostra la differenza di calore tra i piani inferiori e superiori

Isolamento termico rinforzato: perché può aggravare il surriscaldamento in estate

Le normative recenti impongono livelli elevati di isolamento per i tetti e i sottotetti. L’obiettivo principale è limitare le perdite di calore in inverno. In estate, la logica si inverte parzialmente.

Un tetto molto ben isolato impedisce al calore esterno di penetrare rapidamente, il che è positivo nei primi giorni di un episodio caldo. Tuttavia, senza una gestione fine degli apporti solari e della ventilazione, questo isolamento intrappola il calore interno. Le calorie prodotte dagli occupanti, dagli apparecchi elettrici e dall’irraggiamento solare attraverso le finestre si accumulano in un volume chiuso, senza possibilità di evacuarsi facilmente verso l’esterno.

Un articolo del Monde di luglio 2026 qualifica l’isolamento termico come « controproducente » di fronte a ondate di calore prolungate quando non è accompagnato da protezioni solari esterne e da una ventilazione adeguata. La constatazione è condivisa da diversi professionisti del settore edilizio: un’abitazione ben isolata ma mal ventilata si trasforma in un forno già dal terzo giorno di ondata di calore.

L’effetto cumulativo delle ondate di calore successive

I dati sul campo mostrano che il divario di temperatura tra il piano terra e il piano superiore diventa nettamente più marcato alla fine di un’ondata di calore rispetto all’inizio. La massa dell’edificio non ha avuto il tempo di scaricarsi tra due episodi, e la temperatura interna all’ultimo piano continua a salire anche se il picco esterno è passato.

Questo fenomeno spiega perché alcune abitazioni recenti, pur conformi alle normative energetiche, diventano più difficili da vivere in estate rispetto a costruzioni antiche dotate di muri spessi in pietra e persiane chiuse.

Tetto, sottotetti e finestre: i tre elementi che concentrano i guadagni di calore

Il surriscaldamento dei piani superiori è il risultato della sovrapposizione di diversi punti di ingresso termico. Tre di essi concentrano la maggior parte degli apporti solari in estate.

  • Il tetto riceve l’irraggiamento solare su una superficie importante e per la maggior parte della giornata. Il suo colore, il suo materiale e il suo isolamento determinano la quantità di calore trasmessa ai sottotetti e alle stanze situate proprio sotto.
  • I sottotetti, quando sono mal ventilati, funzionano come un serbatoio d’aria calda. La temperatura sotto il tetto può superare di gran lunga quella dell’aria esterna, e questa massa d’aria surriscaldata irradia verso il pavimento delle camere situate al di sotto.
  • Le finestre del piano, spesso orientate in modo da catturare il sole del pomeriggio, lasciano passare l’irraggiamento solare diretto. L’assenza di protezioni solari esterne (persiane, frangisole, tende) moltiplica gli apporti termici attraverso i vetri, molto più di quanto farebbe un difetto di isolamento dei muri.

La gerarchia tra questi tre elementi varia a seconda della configurazione dell’abitazione, ma nella maggior parte dei casi, il tetto e i vetri sono responsabili della maggior parte del surriscaldamento estivo ai piani superiori.

Tecnico CVC che ispeziona un'unità di ventilazione su un tetto piano di un edificio residenziale in ambiente urbano

Ventilazione notturna e protezioni solari: i leve reali ed efficaci

Di fronte a questa constatazione, le soluzioni più frequentemente citate (climatizzazione, ventilatore) trattano il sintomo senza agire sulla causa. I ritorni sul campo convergono su due leve prioritarie.

Protezioni solari esterne sulle finestre

Una tenda interna o una cortina lascia passare l’irraggiamento solare attraverso il vetro, poi cerca di bloccarlo una volta che è già nella stanza. Solo una protezione esterna (persiana, frangisole, tende da sole) impedisce all’irraggiamento di raggiungere il vetro. La differenza di efficacia tra una protezione interna ed esterna è significativa.

Sovra-ventilazione notturna per scaricare l’inerzia termica

Aprire ampiamente le finestre di notte, creando una corrente d’aria attraversante (finestre aperte su due facciate opposte), consente di raffreddare le masse di muratura accumulate durante il giorno. Questa tecnica di ventilazione incrociata notturna è tanto più efficace quanto maggiore è il divario di temperatura tra giorno e notte.

L’obiettivo non è raffreddare l’aria ambiente (si riscalderà già dal mattino seguente) ma scaricare i muri, i pavimenti e il tetto dalle loro calorie accumulate, affinché l’irraggiamento delle pareti sia meno intenso il giorno successivo.

  • Chiudere persiane e finestre non appena la temperatura esterna supera quella interna (di solito a metà mattina).
  • Aprire ampiamente non appena la temperatura esterna scende sotto quella interna (spesso dopo le 22 in estate).
  • Privilegiare le aperture su due facciate opposte per creare un tiraggio naturale, piuttosto che una sola finestra aperta che non genera flusso d’aria.

Durante ondate di calore prolungate in cui la temperatura notturna rimane elevata, questa strategia perde efficacia. I dati disponibili non consentono di garantire un risultato in tutti i casi, e i ritorni sul campo divergono sul guadagno reale a seconda del tipo di costruzione. La combinazione di protezioni solari esterne e sovra-ventilazione notturna rimane comunque il duo più coerente per limitare il surriscaldamento dei piani senza ricorrere alla climatizzazione.

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